Il Festival non si farà, ma le energie impiegate in questi mesi sono state tutt’altro che sprecate: la costruzione dell’OltrEconomia non ha a che fare soltanto con quelle sei giornate di fine maggio, è un cammino politico e collettivo, fatto di riunioni, confronti, intrecci con persone, percorsi ed idee in molteplici parti del mondo.
Ci abbiamo provato, ci abbiamo sperato.
Dopo sei anni consecutivi l’OltrEconomia Festival, a causa dell’emergenza sanitaria in corso, non si svolgerà. Si tratta di una scelta ponderata e collettiva ma comunque dolorosa.

Un Festival così importante richiede una grande e lunga preparazione. Anche quest’anno, abbiamo vissuto mesi intensi, in cui quotidianamente lavoravamo alla sua costruzione, sia in termini logistici sia per quanto riguarda la creazione ed elaborazione di contenuti innovativi e trasversali - linfa vitale per un festival indipendente e autogestito che si interroga, produce e ambisce a creare i presupposti per una trasformazione radicale dell’esistente.
Il Festival non si farà, ma queste energie sono state tutt’altro che sprecate: la costruzione dell’OltrEconomia non ha a che fare soltanto con quelle sei giornate di fine maggio, è un cammino politico e collettivo, fatto di riunioni, confronti, intrecci con persone, percorsi ed idee in molteplici parti del mondo.

L’edizione di quest’anno vestiva dell’impegnativo titolo “Economia della Rivoluzione”, perché impegnativo era il nostro tentativo di dare una nuova chiave di lettura alla fase storica che stavamo vivendo, prima dell’avvento della pandemia. Da sempre, infatti, l’OltrEconomia Festival e le forze che ne fanno parte, mirano ad individuare, capire e raccontare le tante crisi che minano gli equilibri della nostra sfaccettata società, creando in maniera sistemica drammatiche fasi di conflitto sociale ed ambientale.
Assieme agli ospiti protagonisti avremmo potuto e voluto portare l’attenzione sulle tante guerre nuove, dimenticate, minacciate che si intrecciano inesorabilmente alle coraggiose e multiformi manifestazioni di piazza che, nei mesi precedenti, perseveravano nell’infiammare interi continenti, rivendicando diritti e costruendo, contemporaneamente, nuovi modelli di relazione, produzione e contropotere.
OltrEconomia crea analisi collettive, ma si propone al contempo di costruire soluzioni e pratiche del comune: quest’anno avremo portato avanti l’analisi del multiforme verso la costruzione di rivoluzionarie economie trasformative, ospitando -come tappa nazionale- la piattaforma di organizzazioni e gruppi che a giugno avrebbe partecipato al Forum Globale delle Economie Trasformative, nella città di Barcellona.

E’ dato per scontato, ormai, che questa pandemia aprirà una nuova e imponente fase di conflitto ma non accennerà ad attenuare né cancellare quelli già in corso. L’eterno scontro capitale-vita si acuirà ma la storia ci insegna che altrettanto faranno quelle resistenze diffuse e consolidate -o ancora situate nella loro fase embrionale- impiegate domani come allora nel ricostruire le fondamenta e ricomporre i frammenti di un mondo che si appresta a sgretolarsi in macerie.
Sebbene il Festival non potrà svolgersi nelle modalità che conosciamo il nostro impegno non andrà in quarantena. Continueremo in questi mesi a fare quello che sappiamo fare meglio: produrre connessioni e pratiche rivoluzionarie contrapponendo le nostre vite e i nostri corpi alle violenze del capitale, della repressione e del patriarcato. Proveremo insieme ad analizzare quanto il Covid-19 sta modificando e compromettendo all’interno del nostro fragile mondo.

Continueremo a lavorare per essere pronti al domani che ci aspetta, distanti ma intrecciati al contempo, tra le fitte trame che il telaio dell’OltrEconomia ha tessuto in tutti questi anni.

Questo è soltanto un arrivederci!